Dalla Chiesa di Treviso un Rosario di pace per Gaza

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LA NOSTRA UNITÀ PASTORALE DI ZERO BRANCO, SANT’ALBERTO E SCANDOLARA FA PROPRIA LA PROPOSTA DEL NOSTRO VESCOVO CON GLI ALTRI VESCOVI, DI TROVARCI TUTTI QUESTA SERA 27 LUGLIO ALLE 21,30 NELLE CHIESE DELLE RISPETTIVE PARROCCHIE A PREGARE PER LA PACE,

SIETE TUTTI INVITATI!!!

 

DA LA VITA DEL POPOLO

“Le sempre più tragiche vicende della guerra in Palestina ci chiedono con urgenza di porre un segno diocesano”: è così che la Chiesa di Treviso, attraverso gli uffici di Pastorale sociale – giustizia e pace, Caritas, Centro Missionario, Migrantes, Pastorale della Salute e Liturgico, scrive a tutte le parrocchie, per proporre un segno importante e forte: la preghiera del Rosario, nelle chiese o all’aperto, per esprimere, nella gravità della situazione a Gaza e in Cisgiordania, la voce di una Chiesa locale che, prima di tutto, si manifesta nella preghiera

“Le sempre più tragiche vicende della guerra in Palestina ci chiedono con urgenza di porre un segno diocesano”: è così che la Chiesa di Treviso, attraverso gli uffici di Pastorale sociale – giustizia e pace, Caritas, Centro Missionario, Migrantes, Pastorale della Salute e Liturgico, scrive a tutte le parrocchie, per proporre un segno importante e forte: la preghiera del Rosario, nelle chiese o all’aperto, per esprimere, nella gravità della situazione a Gaza e in Cisgiordania, la voce di una Chiesa locale che, prima di tutto, si manifesta nella preghiera.

Una preghiera “non come l’ultimo rifugio della nostra impotenza, quanto per metterci in dialogo con Dio, affidare alle sue mani tutte le vittime prigioniere di questa situazione, e pure la nostra incapacità, ma anche ascoltare Lui che ci parla perfino in simili circostanze (presenti anche altrove nel mondo: Sudan, Congo, Ucraina…) e capire da Lui, dal Padre, come porre gesti e scelte che possano affermare il nostro “no” a simili stragi, a tanta rovina del nostro essere umani. E’ scelta di fede: credere che Dio, in Gesù, sia presente come vittima tra le vittime di questa situazione disumana, e tornare ad ascoltare la sua voce di strazio e di chiamata a un impegno di solidarietà”.

“Fin dall’inizio della guerra, non dichiarata, innescata dall’azione terroristica di Hamas, papa Francesco e il patriarca di Gerusalemme Pizzaballa, il patriarca emerito Sabbah e oggi papa Leone hanno levato la loro voce, insieme a tanti altri, per chiedere la fine delle ostilità e una tregua che potesse dare inizio ad un processo di pace. Innanzitutto per salvaguardare i civili e le persone più deboli, anziani, bambini, donne, malati… Oggi avvertiamo sempre più urgente esprimere la voce di una Chiesa locale che, prima di tutto, si manifesta nella preghiera”.

Ecco che, prendendo spunto da una proposta di “suonare le campane per rompere il silenzio”, il suggerimento è di suonarle per “chiamarci alla preghiera”, nelle modalità e nei tempi che ciascuna comunità sceglierà, a partire da uno schema di Rosario che, oltre alla Parola di Dio, propone le parole forti e coraggiose di papa Leone e papa Francesco, del patriarca Pizzaballa e del patriarca Teofilo III, ma anche del cardinale Zuppi e del presidente della comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz.

“Ci uniamo alle molteplici voci e iniziative che nella nostra società invitano a rompere insieme il silenzio e l’indifferenza – scrivono i responsabili degli uffici diocesani -. Il silenzio dinanzi alla distruzione ha bisogno di voci di bene, perché la vita e il bene sconfiggano la morte e il male”.

Gaza: appello dell’Arcivescovo Zuppi e del presidente della Comunità ebraica di Bologna

L’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi e il Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, Daniele De Paz, hanno diffuso il 22 luglio la dichiarazione congiunta “Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”, ecco il testo:

Noi, rappresentanti delle comunità cristiana ed ebraica a Bologna, figli dell’Unico Dio pacifico e misericordioso, riconoscendoci Fratelli tutti, uniamo la nostra voce consapevoli della gravità dell’ora presente e della responsabilità morale che ci unisce come credenti e come cittadini.

Di fronte alla devastazione della guerra nella Striscia di Gaza diciamo con una sola voce: fermi tutti. Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Si condanni la violenza.

Ci uniamo al grido dell’umanità ferita che non vuole e non può abituarsi all’orrore della violenza: basta guerra. È il grido dei palestinesi e degli israeliani e di quanti continuano a credere nella pace, coscienti che questa può arrivare solo nell’incontro e nella fiducia, che il diritto può garantire nonostante tutto. Come ricorda il Salmo: «Cercate la pace e perseguitela» (Sal 34,15). E come insegna la sapienza antica: «Chi salva una vita, salva il mondo intero». Ma è tragicamente vero il contrario: chi uccide un uomo uccide il mondo intero.

Condanniamo ogni atto terroristico che colpisce civili inermi. Nessuna causa può giustificare il massacro di innocenti. Troppi bambini sono morti. Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi.

Rigettiamo ogni forma di antisemitismo, islamofobia o cristianofobia che strumentalizza il dolore e semina solo ulteriore odio. Chiediamo alle istituzioni italiane e internazionali coraggio e lucidità perché aprano spazi di incontro e aiutino in tutti i modi vie coraggiose di pace. Il dolore unisca, non divida. Il dolore non provochi altro dolore. Dialogo non è debolezza, ma forza. La pace è sempre possibile. E comincia da qui, da noi. Fermi tutti!

 + Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna

Daniele De Paz, Presidente della Comunità Ebraica di Bologna





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