In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
La solennità del Corpo e Sangue di Cristo non viene solo a ricordarci quanta intimità sia concessa e riservata a tutti coloro che celebrano nella fede il suo mistero pasquale. La parola di Dio ci chiede di considerare il dono dell’eucaristia nella cornice metaforica della vita come un viaggio, dove tutti scopriamo di essere forestieri in cammino verso una patria comune. «Ricordati» (Dt 8,2) e non «dimenticare» (8,14) dice Mosè al popolo. Si tratta già di un primo punto prospettico da cui considerare il mistero...