In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si
avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
La liturgia di oggi ci dona ancora una volta il Vangelo delle Beatitudini, un testo che conosciamo bene ma che continua a interrogarci profondamente. L’intreccio delle letture ci aiuta a comprenderle come la vocazione propria di ogni discepolo di Gesù. San Paolo ci invita a «considerare la nostra vocazione» (1Cor 1,26): Dio sceglie «ciò che nel mondo è stolto… ciò che è debole… ciò che è ignobile e disprezzato» (1Cor 1,27-28), affinché «nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1Cor 1,29). La prima regola della beatitudine è dunque accettare con umiltà la scelta di Dio e guardare a noi...