Un inferno chiamato Libia. L’Onu: non è un porto sicuro

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Li hanno riportati in Libia, mentendo loro e dicendo che sarebbero approdati in Italia. «Preferiamo ucciderci piuttosto che tornare in Libia»: appena hanno visto le coste libiche hanno minacciato alcune delle 144 persone a bordo del cargo Lady Sham, battente bandiera della Sierra Leone, hanno visto le coste libiche. Domenica sera su istruzione della Guardia costiera di Tripoli il cargo aveva recuperato il gommone in avaria. Le 144 persone sono state fatte sbarcare a Misurata nella serata di lunedì e sono dirette nei centri di detenzione dove per mesi hanno subito violenze e torture denunciate da tutte le organizzazioni, governative e non, in questi ultimi due anni.

Che ci fanno sui barconi i migranti registrati in Libia dall’Onu e che perciò dovrebbero essere protetti dalle autorità anziché venire ceduti agli scafisti? Chi si è intascato e come sono stati davvero spesi gli oltre 300 milioni che Italia e Ue hanno versato alle varie fazioni per “stabilizzare” il Paese? Le domande in Libia sono come le tempeste di sabbia: impossibile vederci chiaro. Volendo rassicurare l’opinione pubblica il governo italiano ha parlato di «migranti salvati e riportati in Libia», dove ad attenderli ci sono «i centri dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati »…….

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/un-inferno-chiamato-libia-lonu-non-un-porto-sicuro





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