In preparazione al Natale – Prima Domenica di Avvento

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TERRA ASSETATA

Una parola buona da attendere

“Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.”

DAL VANGELO SECONDO MARCO (13,33-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

COMMENTO

La nostra umanità vive una sete profonda, una sete di giustizia e di pace. Troppi uomini vivono schiacciati dalla sofferenza e dall’iniquità. La dignità di molti viene calpestata e la speranza si riduce sempre più ad una flebile e debole fiamma. Il mondo ha bisogno di ritrovare la via per custodire e promuovere in ogni circostanza la cifra dell’umano. Ogni creatura anela ad una profonda ed autentica libertà e chiede di essere accompagnata.
All’inizio di questo tempo di Avvento il Signore ci invita a vegliare, ad aprire gli occhi ed il cuore per cogliere i segni della sua presenza e della sua infinita misericordia. Siamo chiamati a riscoprire le radici della speranza che è stata seminata in noi e ad offrirle, con coraggio e semplicità, a quanti camminano accanto. Un mondo migliore è possibile, ma questo ci chiede concretamente di non lasciarci vincere dall’indifferenza e dalla rassegnazione, bensì di lottare con tutto il cuore e l’anima contro la logica dello spreco, affermando con scelte concrete che la vita di ogni uomo è sacra.

“LAUDATO SII” di Papa Francesco

«La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato. L’umanità ha ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune. Desidero esprimere riconoscenza, incoraggiare e ringraziare tutti coloro che, nei più svariati settori dell’attività umana, stanno lavorando per garantire la protezione della casa che condividiamo. Meritano una gratitudine speciale quanti lottano con vigore per risolvere le drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo. I giovani esigono da noi un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi.» (n. 13)

ATTUALIZZAZIONE

Testimonianza dal Purus (monsignor Francisco González Heández)

Risulta triste dover ammettere che la situazione della vita e delle genti del Purús non è cambiata per niente rispetto alla secolare prostrazione. Fin dall’epoca del caucciù e prima e dopo e adesso, continuano a succedersi aggressioni di diversi soggetti contro la vita, la dignità, la libertà e i diritti dei diversi popoli indigeni che abitano la provincia.
La maggior parte di chi è arrivato nel Purús non è arrivata per dare, condividere, insegnare, imparare o liberare. Costoro sono arrivati per usurpare, schiavizzare, scommettere, sfruttare, imporre.
Davanti a questa aggressione poco hanno potuto fare ieri e poco possono fare oggi, alcuni fratelli indigeni che sono stati privati e si continuano a privare del diritto ad avere una formazione, delle conoscenze, una professione che li renda capaci di vedere, giudicare e attuare secondo criteri propri, indipendenti e liberi. Prima sono stati i signori del caucciù che li hanno schiavizzati, poi sono venuti altri sfruttatori, oggi a ingannarli sonogli «assessori», i «tutori ecologici». Con l’adulazione e varie regalie, i padroni sceglievano alcuni indigeni perché fossero gli esecutori della schiavitù tra i loro popoli.
Li sceglievano tra i più ambiziosi o crudeli perché agissero con ferocia contro i loro stessi fratelli. In cambio questi padroni ricevevano un trattamento particolare e proprietà come se fossero dei colonizzatori.
Oggi, assessori travestiti da ecologisti, sociologi, antropologi, scelgono tra gli stessi indigeni i rappresentanti di varie Federazioni, li promuovono a cariche pubbliche e fanno loro credere che la loro consulenza è assolutamente imprescindibile per proteggere i popoli indigeni dai tanti nemici (immaginari) che sono pronti ad andare nel Purús (per quale via?) per sterminarli.
Se i trafficanti del caucciù soddisfacevano la loro avarizia strappando il lattice all’albero della gomma, se i padroni cercavano la ricchezza nello sfruttamento della terra, del legno, delle pelli di animali, oggi gli ecologisti delle «multinazionali ambientaliste» semplicemente si appropriano delle terre del Purús. Le fanno diventare «i giardini privati del Primo Mondo», sebbene le chiamino Parchi nazionali, Riserve, Zone intangibili.
Alla fine – e mi riferisco solamente e puramente al Purús – costoro si sono convertiti nei nuovi «padroni». Loro stabiliscono ciò che si deve e ciò che non si deve fare nel «loro giardino». Agli indigeni, che sono i padroni naturali, un giorno diranno che ormai non è possibile né pescare, né cacciare, né far uso del legno, né camminare come e dove si vuole.

La questione

È in discussione un progetto di Legge (n. 1035/2011-Cr) per collegare con una strada di 270 km Puerto Esperanza con Iñapari; a causa dei territori amazzonici e indigeni che la strada attraverserebbe, il progetto è fonte di un accesissimo dibattito.

Su posizioni opposte: sono favorevoli al progetto alcuni politici (capeggiati da Carlos Tubino, congressista di Fuerza Popular, il partito di Keiko Fujimori) e la Chiesa locale nelle persone di padre Piovesan e di mons. Francisco González Heández, vicario di Puerto Maldonado; tra i contrari ci sono: le organizzazioni indigene Feconapu, Fenamad, Aidesep; le organizzazioni inteazionali Wwf, Global Witness, Survival Inteational e Survival Italia.

PREGHIERA PER LA NOSTRA TERRA

Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace, perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace.

 


La proposta che segue vuole essere una proposta fatta a tutta la famiglia che si prenda un momento per stare insieme e riflettere su alcuni temi che caratterizzano questo tempo liturgico.

Prima settimana: la cena povera

Per capire come sopravvive una famiglia nelle parti più polvere del mondo suggeriamo di fare una cena che simuli proprio la loro dieta: 80 grammi di riso bianco condito solo con poco olio, accompagnato da fagioli rossi. Il senso della cena dovrà essere condiviso con la propria famiglia, spiegando che quello è il solo menù che tantissime persone nel mondo possono permettersi ogni giorno.





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